di Luigi Ferrajoli - avvocato patrocinante in Cassazione, dottore commercialista e revisore legale

Con il presente articolo si intende esaminare l’istituto della denuncia al Tribunale ai sensi dell’articolo 2409, cod. civ. nei casi di irregolarità della gestione da parte degli amministratori.
Dopo un primo sguardo ai presupposti necessari per poter procedere con tale ricorso, ci si
soffermerà sull’applicazione di tale disposizione nei confronti del collegio sindacale, non solo quale soggetto dotato di legittimazione attiva, ma anche passibile di sostituzione unitamente agli amministratori per l’inadempimento dei medesimi. 

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La crescente complessità delle governance aziendali fa sorgere la necessità di incrementare i poteri e gli obblighi dei componenti degli organi di controllo e in particolare del collegio sindacale, allo scopo di consentire, nel concreto, l’esercizio della funzione di vigilanza attribuita dalla legge. Alla proliferazione dei doveri attribuiti ai sindaci corrisponde un aumento delle possibilità di rispondere penalmente, anche a titolo di concorso omissivo ex articolo 40, comma 2, c.p., per i reati commessi dagli amministratori. Sul tema, si apre inoltre un nuovo interrogativo che investe la possibilità di ravvisare la responsabilità penale per i reati commessi dall’ente ex D.Lgs. 231/2001 anche in capo all’OdV, a cui spetta ai sensi dell’articolo 6, comma 2, lettera b) del Decreto il compito di “vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli organizzativi adottati”.

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Dopo la riforma dei reati societari operata dalla L. 69/2015, il falso in bilancio resta al centro del dibattito giurisprudenziale. Non è, infatti, stato chiarito quale sia la sorte dei c.d. falsi valutativi posto che la Cassazione con la sentenza n. 890/2016 ha ritenuto che, nonostante l’espunzione della fattispecie valutativa dall’articolo 2621, cod. civ. tale ipotesi mantenesse una rilevanza penale. La Cassazione a Sezioni Unite, richiesta di esprimersi sui contrasti emersi nelle sentenze già emesse dalla quinta Sezione nella Camera di Consiglio del 31 marzo 2016, ha confermato la rilevanza penale del c.d. falso valutativo. 

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A pochi mesi dalla risoluzione della questione di legittimità concernente la preclusione di inammissibilità dei ricorsi promossi senza esperimento della procedura di mediazione di cui all’art.17-bis D.Lgs. n.546/92 si affacciano nuovi dubbi interpretativi relativi alla norma sul reclamo tributario, questa volta con riferimento ai rapporti con l’istituto del litisconsorzio necessario applicabile, nel processo tributario, tra l’altro, alle società trasparenti. A ben vedere la questione coinvolge più in generale tutti gli istituti deflativi del contenzioso tributario, per l’utilizzo dei quali la Corte di legittimità si è conformata nell’affermare l’autonomia della Società rispetto alle posizioni dei singoli soci.

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La posizione degli amministratori privi di deleghe non esime gli stessi da eventuale responsabilità sia in sede civile che penale, per gli eventi pregiudizievoli provocati dall’agire degli amministratori delegati. La posizione di garanzia assunta con l’accettazione della carica e le previsioni comunque imposte dal codice civile in capo agli stessi, impongono un generale dovere di agire informati che postula la necessità di non rimanere passivi nell’attesa delle informazioni da parte dei delegati, ma di attivarsi, senza tuttavia conferire loro un ulteriore dovere di indagine. La mera conoscibilità di eventi dannosi può condurre a responsabilità penale per non aver impedito il verificarsi di un fatto che l’amministratore aveva l’obbligo giuridico di impedire.