di Luigi Ferrajoli - avvocato patrocinante in Cassazione, dottore commercialista e revisore legale in Bergamo e Brescia e direttore scientifico della rivista Accertamento e Contenzioso

Per i clienti societari si guarda alla proprietà diretta o indiretta. Il titolare effettivo è chi detiene oltre il 25% delle quote...

 

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Secondo l’orientamento maggioritario della Cassazione è legittima, da parte dell’Amministrazione finanziaria, la rideterminazione dell’imposta di registro sulla base della c.d. “causa reale” dell’operazione economica, invocando l’articolo 20, Tur. Tale consolidata posizione è stata però recentemente contraddetta dalla sentenza n. 2054/2017 che ha gettato le basi per un mutamento interpretativo sulla base del fatto che, in caso di conferimento di azienda in società con successiva cessione di quote, l’articolo 20 non consentirebbe di superare gli schemi negoziali e gli effetti giuridici voluti dalle parti, essendo ciò possibile solo in base ad una contestazione basata sull’abuso del diritto e, quindi, sull’articolo 10-bis, L. 212/2000.

 

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Alla luce dei recenti approdi della Corte di Cassazione, il presente studio si pone l’obiettivo di analizzare l’evoluzione interpretativa relativa ai criteri di riferimento per poter affermare o meno la possibile applicabilità del beneficio del cumulo giuridico in caso di irrogazione della sanzione per ritardato e omesso versamento del tributo.

 

di Luigi Ferrajoli - avvocato patrocinante in Cassazione, dottore commercialista, revisore legale, titolare Studio Ferrajoli Legale Tributario e condirettore scientifico della rivista Accertamento e Contenzioso

Nell’ambito del corpus normativo riferito ai reati tributari, il pagamento dei debiti erariali, ovvero l’assunzione dell’impegno di versare, comportano delle specifiche conseguenze, intese come benefici, sia sotto il profilo della confisca, sia sotto quello inerente la punibilità stessa.

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Il successo per il Fisco nel recupero dei debiti tributari incontra il limite della possibilità per il contribuente moroso di spogliarsi dei propri beni. Al fine di tutelare l’interesse dell’Erario è stata quindi prevista la possibilità di disporre delle misure cautelari che congelino la situazione patrimoniale del debitore permettendo all’Amministrazione finanziaria di soddisfare la propria pretesa una volta divenuta definitiva. Tuttavia, tale possibilità incontra alcuni limiti posti a tutela del contribuente affinché tali istituti non vengano utilizzati in modo strumentale e non risultino inutilmente gravosi.

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L’esigenza di garantire il contraddittorio tra le parti in posizione di parità dinanzi a un giudice terzo e imparziale diventa pressoché essenziale in sede di processo penale. Ed è intorno a questa necessità che ruotano le pronunce dei giudici nazionali ed europei nonchè l’intera normativa processualistica dettata dal codice che cerca di contemperare il potere del giudice di sussumere gli avvenimenti contingenti alle astratte fattispecie penali con il diritto dell’imputato di essere posto nelle effettive condizioni di predisporre un’adeguata difesa anche in caso di sopravvenute contestazioni che mutino la qualificazione giuridica attribuita al fatto descritto nel capo d’imputazione.

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Cresce sempre di più l’esigenza di porre un freno alle attività illecite di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo. Numerosi sono gli interventi del Legislatore che, sulla spinta propulsiva dell’Unione Europea, nel corso degli anni ha tentato di eliminare, o quantomeno di arginare, il rischio che corrono soprattutto coloro che svolgono, o si trovano a compiere in ragione della propria specifica professione, operazioni di natura finanziaria. Sugli stessi grava un dovere di collaborazione che trova la sua massima espressione nell’obbligo di segnalare quelle operazioni che, per le loro caratteristiche, potrebbero configurare un’ipotesi di riciclaggio.

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La Corte di Cassazione con la sentenza n. 42087/2016 ha sancito alcuni interessanti principi in materia di sequestro finalizzato alla confisca in presenza di un accordo di rateazione con il Fisco, ipotesi trattata nell’articolo 12, comma 2, D.Lgs. 74/2000.

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Il presente studio analizza le possibilità di tutela del contribuente a seguito della notifica della cartella di pagamento con l’impugnazione dell’atto della riscossione avanti al giudice tributario per fare valere i vizi propri della medesima cartella esattoriale ovvero contestando anche i vizi dell’atto presupposto non notificato. 

Dienstag, 20 Juni 2017 10:00

Crisi di liquidità e omesso versamento

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Gli omessi versamenti di ritenute dovute o certificate e dell’Iva si accompagnano spesso a crisi di liquidità dell’impresa. Nel presente intervento ci si propone di fare il punto della situazione sia sotto il profilo dell’elaborazione giurisprudenziale, sia sotto quello strettamente normativo a seguito della novella di cui al D.Lgs. 158/2015.